Individuo e cambiamento

Perché è così difficile cambiare, anche quando sappiamo che qualcosa non funziona più?

Tra una decisione e ciò che riusciamo a fare ci sono abitudini, aspettative e relazioni. Da dove possiamo cominciare a osservare?

Hai deciso che questa volta sarà diverso. Vuoi proteggere una sera libera, affrontare una conversazione che rimandi da tempo o rispondere in modo diverso a una richiesta. Poi arriva una situazione familiare e ti ritrovi a dire sì, anche se avevi deciso di prenderti più tempo.

«Se so che non mi fa bene, perché continuo?» A volte questa domanda si trasforma subito in un giudizio: non mi impegno abbastanza, non sono capace, non voglio davvero cambiare. Ma tra una decisione e ciò che riusciamo a fare ci sono spesso abitudini, aspettative, relazioni e condizioni concrete.

Quando la situazione familiare richiama una risposta conosciuta

Immaginiamo una persona che vorrebbe tenere libera la serata. Un collega le scrive per chiederle un favore e lei risponde subito di sì. Solo dopo si accorge di avere preso un impegno che non voleva.

Possiamo chiederci che cosa è successo in quel momento. La richiesta sembrava urgente? La persona temeva di deludere il collega? Dire sì era il modo più rapido per chiudere la conversazione? Sono domande, non spiegazioni da dare per certe.

La ricerca sulle abitudini mostra che le risposte ripetute in situazioni ricorrenti possono diventare più facili da attivare. Per questo una nuova intenzione non sempre basta a modificare ciò che facciamo, soprattutto quando ritroviamo gli stessi segnali e le stesse condizioni. Questo non significa che ogni comportamento ripetuto sia un’abitudine automatica o che ci sia una sola ragione per cui facciamo fatica a cambiare. Wood e Rünger, 2016; Wood, 2024.

Che significato ha, per me, dire di no?

Torniamo al messaggio del collega. La persona potrebbe pensare: «Essere disponibile significa essere affidabile» oppure «Se rifiuto, metto qualcuno in difficoltà». Sono premesse possibili, da esplorare: non sappiamo se appartengano davvero a quella persona finché non ne parliamo.

Quello che immaginiamo possa accadere dopo una scelta può influenzare la scelta stessa. Dire di no potrebbe sembrare un rischio per il rapporto, per la reputazione o per l’organizzazione del lavoro. Per un’altra persona, nella stessa situazione, potrebbe essere soltanto un limite pratico.

Nel nostro lavoro usiamo la metafora delle mappe per parlare dei modi in cui leggiamo ciò che accade. Una mappa può aiutarci a orientarci; a volte, però, può restringere le possibilità che riusciamo a vedere. Possiamo domandarci: questa interpretazione descrive ciò che sta succedendo oggi, oppure anticipa una reazione che non ho ancora verificato?

Un cambiamento entra anche nelle relazioni

Dire «questa sera non posso» può aprire una conversazione diversa con il collega. Potrebbero emergere una richiesta di spiegazioni, un nuovo accordo o una risposta più semplice del previsto. Non possiamo sapere in anticipo come andrà.

Cambiare il proprio modo di partecipare a una relazione può rendere visibili aspettative e accordi che prima restavano impliciti. Osservarli non significa lasciare agli altri il potere di autorizzare ogni scelta: significa riconoscere il contesto in cui quella scelta prende forma e le conseguenze che può avere.

Uno sguardo sistemico-relazionale considera le persone insieme alle relazioni e ai contesti della loro vita. Il contributo teorico di Gregory Bateson invita a osservare connessioni e processi, invece di isolare un comportamento da ciò che gli sta intorno. È una cornice di lettura, distinta dalla ricerca sperimentale sulle abitudini. Bateson, Steps to an Ecology of Mind.

Anche le condizioni pratiche fanno parte del cambiamento

La persona del nostro esempio può chiedersi se riesce a controllare i propri impegni prima di rispondere. Forse può dire: «Ti faccio sapere tra poco». Oppure può concordare con il collega un modo diverso di distribuire le richieste. Sono possibilità da valutare in quella situazione, non soluzioni valide per tutti.

Ci sono anche vincoli che una decisione individuale non elimina: orari di lavoro, responsabilità di cura, risorse economiche e margini di autonomia. Tenerne conto aiuta a immaginare un cambiamento praticabile, senza trasformare ogni difficoltà in una mancanza personale.

Un nuovo lavoro, un trasferimento, la nascita di un figlio o la fine di una relazione possono cambiare abitudini e ruoli. A volte anche un piccolo episodio ci fa accorgere che abbiamo risposto diversamente dal solito. Possiamo chiederci che cosa, in quel momento, ha reso possibile un’altra scelta.

Domande per esplorare il cambiamento

  • In quale situazione vorrei comportarmi diversamente?
  • Che cosa succede subito prima che torni alla risposta conosciuta?
  • Che cosa temo o immagino possa accadere se faccio una scelta diversa?
  • Quali condizioni pratiche e quali risorse mi servono?
  • È già capitato di reagire in un altro modo? Che cosa c’era di diverso?

Le risposte non devono arrivare tutte insieme. Rendere la domanda più concreta può aiutare a passare dal giudizio «non riesco a cambiare» all’esplorazione di ciò che accade, di ciò che conta e dei passi possibili.

Un confronto sul cambiamento che desideri

Nel counseling individuale online possiamo partire da una scelta, una transizione o una situazione che desideri osservare meglio. Gli obiettivi del percorso si definiscono insieme, a partire dalla tua domanda.

Luca Rizzi e Marella Ruggeri propongono percorsi di counseling sistemico-relazionale online. Se vuoi confrontarti su un cambiamento che stai attraversando, puoi scriverci per un primo incontro conoscitivo.

Il counseling proposto è non sanitario: non è psicoterapia e non sostituisce percorsi psicologici, psicoterapeutici o medici quando indicati.

Riferimenti

  • Wood, W., & Rünger, D. (2016). Psychology of Habit. Annual Review of Psychology, 67, 289–314. DOI.
  • Wood, W. (2024). Habits, Goals, and Effective Behavior Change. Current Directions in Psychological Science, 33(4). DOI.
  • Bateson, G. (1972). Steps to an Ecology of Mind. Edizione University of Chicago Press. Il collegamento rimanda a una riedizione.

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