Fiducia e relazioni
La fiducia si costruisce tra noi: vulnerabilità, confini ed equilibrio nelle relazioni
In Rest Energy (1980), Marina Abramović e Ulay affidano al peso dei propri corpi la tensione di un arco. La freccia è rivolta verso il cuore di lei. L’equilibrio dipende dalla posizione di entrambi, ma la possibilità di essere colpiti non è distribuita allo stesso modo.
È un’immagine potente per interrogare la fiducia. Proprio per questo, occorre avvicinarla senza trasformarla in un modello di relazione: il pericolo non misura la profondità di un legame, e sopportarlo non dimostra quanto sappiamo amare.
L’opera può però aprire una domanda: che cosa rende possibile affidare all’altro qualcosa che per noi conta?
Spesso parliamo della fiducia come di una capacità individuale. Diciamo che una persona si fida troppo, troppo poco, con facilità o con fatica. Queste espressioni colgono una parte dell’esperienza, ma rischiano di lasciare sullo sfondo ciò che accade nella relazione concreta.
Una prospettiva sistemico-relazionale invita ad allargare lo sguardo: quali esperienze precedono questo incontro? Quali aspettative portiamo con noi? Come risponde l’altro quando esprimiamo un bisogno, un dubbio, un limite? E quali condizioni rendono credibile quella risposta?
La fiducia prende forma anche nelle sequenze quotidiane. Una persona cerca rassicurazioni; l’altra si sente messa alla prova e si ritrae; il ritiro aumenta l’incertezza, che porta a nuove richieste. Ciascuno può vivere la propria condotta come una risposta comprensibile a ciò che fa l’altro. Nel ripetersi, però, la sequenza può rendere più difficile sentirsi al sicuro insieme.
Questa è una possibile lettura, da esplorare nel contesto specifico. Non permette di dedurre che ogni richiesta di rassicurazione sia eccessiva, né che ogni distanza abbia lo stesso significato. A volte il dubbio risponde a incoerenze reali. A volte il ritiro protegge uno spazio necessario. Capire richiede di ascoltare le differenze, non di farle rientrare in una spiegazione già pronta.
Osservare l’influenza reciproca, inoltre, non significa attribuire a tutti la stessa responsabilità. La circolarità descrive come le azioni si influenzano; non rende equivalenti le scelte, il potere o le conseguenze. Un comportamento di controllo resta responsabilità di chi lo agisce, anche quando si inserisce in una storia relazionale complessa.
Anche l’idea di equilibrio dinamico merita attenzione. Una relazione cambia con i passaggi della vita, i carichi di lavoro, una perdita, una nuova responsabilità. Gli accordi che prima funzionavano possono richiedere una revisione. Ma aggiustarsi continuamente non dovrebbe significare vivere in allerta, né chiedere sempre alla stessa persona di adattarsi.
Un equilibrio sostenibile lascia spazio al riposo, al dissenso, alla possibilità di non capire subito. Consente di dire «questo per me è troppo» senza che il legame diventi una minaccia. La fiducia può crescere anche quando un limite viene espresso e rispettato.
Per questo la vulnerabilità non coincide con l’assenza di confini. Posso affidarti una parte della mia esperienza senza doverti consegnare ogni spazio della mia vita. Posso sentire vicinanza e conservare riservatezza. Posso fidarmi di te in un ambito e avere bisogno di tempo in un altro.
La paura, a sua volta, non ha un significato unico. Può accompagnare un’apertura importante, richiamare esperienze passate oppure segnalare qualcosa che nel presente richiede protezione. Liquidarla con «devi imparare a fidarti» rischia di chiudere proprio la conversazione che potrebbe aiutarci a comprenderla.
Quando la fiducia si incrina, le intenzioni dichiarate possono non bastare. Diventano rilevanti il riconoscimento dell’accaduto, la disponibilità ad ascoltarne gli effetti e la coerenza dei comportamenti nel tempo. La riparazione non può essere richiesta come una prestazione a chi è stato ferito. Può essere proposta e sostenuta, lasciando all’altro la libertà di valutarla. A volte il legame trova una forma diversa; a volte la distanza diventa una scelta necessaria.
Tornando a Rest Energy, ciò che possiamo portare nelle nostre relazioni è una domanda sulla responsabilità che assumiamo quando qualcuno si affida a noi.
Che cosa accade, tra noi, quando emerge una fragilità? Possiamo nominarla senza usarla come argomento contro l’altro? Sappiamo riconoscere quando un accordo va cambiato, quando serve una pausa, quando occorre fermarsi?
La fiducia si costruisce anche attraverso queste risposte: nella possibilità di esporsi e di proteggersi, di avvicinarsi e di porre un limite, sapendo che la propria voce avrà un posto nella relazione.
Counselling Milano
Riferimento all’opera: MoMA — Marina Abramović e Ulay, Rest Energy, 1980. La lettura sistemico-relazionale proposta nell’articolo è una riflessione originale.